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 "In cammino con Gherardo degli Angioli" 

                                                                                  Testo di Alessandra Gallotta                                    Regia di Antonio Caponigro    

 

 

 

 

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In questo testo si immagina un dialogo tra Gherardo ed il suo maestro Vico, dal quale emergono le posizioni dei due personaggi sulla poesia e sul popolo napoletano, visto con gli occhi dell'intellettuale e del giovane poeta. Il dialogo avviene durante una passeggiata per le vie della città, che si anima attraverso le voci dei suoi abitanti, mediante dialoghi e scene di vita quotidiana. Questo, per meglio rendere l'atmosfera popolare, chiassosa ed anche malinconica, nella quale i due personaggi hanno vissuto ed in cui si sono formati. I popolani, corollario al dialogo, fanno emergere il contrasto esistente tra la classe colta ed il popolo minuto ai tempi del vicereame spagnolo. Napoli incalza con la sua corporeità e contraddittorietà, coprotagonista della nostra storia. La scenografia può essere un angolo di una città, una piazzetta, una stradina. Le musiche inserite contribuiscono a determinare un'atmosfera popolare ed umana. Alcune scene in dialetto, tratte da autori napoletani ed adattate alla situazione, "contaminano" il dialogo serio e colto dei due personaggi, e rendono l'immagine della Napoli di allora: una città oscena e pulsante, ironica e sofferente.

Gherardo degli Angioli nacque ad Eboli il 16 dicembre 1705, da una distinta famiglia che si fregiava del titolo di Marchesi di Trentinara. Si formò alla scuola dei Frati Minimi nel convento di S. Pietro alli Marmi di Eboli. Concluse i suoi studi a Napoli, presso i Gesuiti. Secondo il costume del tempo, studiò Platone ed Aristotele, la matematica e la fisica; seguì anche lezioni di diritto e filosofia.  Scrisse le prime rime di getto, spinto dalla sua naturale attitudine. Nel 1727, anno in cui è ambientata la nostra storia, egli era già noto ed apprezzato come poeta, soprattutto da Vico, che lo introdusse nei salotti letterari più importanti di Napoli. Ma Gherardo era alle soglie della  crisi che, nel 1729, lo porterà a diventare frate minimo nel convento di S.Maria della Stella, a Napoli. Aveva pubblicato la sua prima opera, le “Rime” nel 1725, a soli venti anni. Malgrado la fama,  preferì la vita semplice agli onori. Rifiutò, infatti, l’incarico di poeta ufficiale presso la corte di Vienna (incarico affidato, poi, a Metastasio).  Da prelato rifiutò anche la nomina di vescovo di Urgento. Egli rinnegherà le sue “Rime” dopo aver preso i voti. Ma esse “posseggono una grazia formale ed una forza mirabile “(Vico) notevoli, considerata la giovane età dell’autore al momento della pubblicazione.

In cammino con Gherardo degli Angioli

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