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Arco dei Tredici, Amori e Morte a Sud di Masaniello    

                                             Testo di Alessandra Gallotta  Regia di Antonio Caponigro

 

Porzia e Curzio, la disillusione

Donna Letizia, Giuseppe De Clario e il notaio Malesio, il potere

Sogno premonitore

Il popolo è stanco di subire

si ribella e uccide Maria e Cesare, la speranza

 

 

 

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 La storia, realmente accaduta a Eboli nel luglio del 1647, narra di come gli Ebolitani, partendo dalla rivolta di Masaniello a Napoli, si ribellarono ai nobili della loro città chiedendo la diminuzione delle tasse e ottenendo l'abrogazione di alcune prerogative esclusivamente nobiliari, quali, ad esempio, l'elezione del sindaco. Ma questo non bastò. Il vento della rivolta scatenò morte e devastazioni e portò a quello che la tradizione ricorda come l'eccidio dell'Arco dei tredici. Sullo sfondo di questi fatti, purtroppo finiti tragicamente, si muovono personaggi realmente esistiti ed altri frutto di fantasia attraverso i quali si apre uno spaccato sulle condizioni di vita nel viceregno di Napoli nel l600 e sul fermento, che esisteva già da allora, intorno al possesso e allo sfruttamento dei terreni della Piana di Eboli. Il testo presenta una successione articolata e sempre più incalzante degli avvenimenti, sino al finale precipitoso ed inesorabile. Le scene si susseguono in spazi diversi che sfruttano appieno le tre dimensioni. Gli spazi mantengono separate le classi sociali (nobili e popolo) che gradualmente cominciano ad interagire fisicamente e spazialmente, fino al completo capovolgimento dei ruoli e delle posizioni. La logica degli opposti è presente in tutta la messinscena: nell'uso degli spazi (alto ‑ basso; proscenio ‑ fondo), nelle luci, nelle interpretazioni (tragico ‑ comico), nel linguaggio ( dialetto - italiano ‑ latino), ma anche nelle generazioni e nelle vicende umane ( Maria, figlia del popolo, ama Cesare, figlio di nobili; Porzia, figlia non dichiarata di nobili, ama Curzio1 figlio del popolo, tra i principali protagonisti della rivolta). Chiaro ‑ scuro, gioia ‑ dolore, amore ‑ odio si alternano in queste vicende; gli opposti, esaltati nella messinscena, confluiscono nel finale‑epilogo, in cui ormai non c'è più distinzione di classe, a voler ricordare allo spettatore che ciò che si è visto (le forti contraddizioni) fa parte dell'intera umanità, quindi di ciascuno di noi. Ancora, infine, un oscuro sguardo in avanti del personaggio emblematico di Assunta e uno sguardo di speranza negli occhi dei due giovani amanti. Il futuro non è chiaro, ma dipende da noi, dalla lezione che sappiamo trarre del nostro passato. La messinscena si avvale delle musiche dal vivo delle Sette Bocche, gruppo che ha curato gli arrangiamenti dei canti popolari del Cilento, e di un brano inedito composto da Angelo Plaitano.

In cammino con Gherardo degli Angioli

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Anna de Mendoza de la Cerda,

Principessa di Eboli

Arco dei Tredici, Amori e morte a Sud di Masaniello

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La colomba si sbagliò
Intervista immaginaria ad

Emily Dickinson

Omaggio ad Alda Merini

Duje  Chiapparielle

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