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La
storia, realmente accaduta a Eboli nel luglio del 1647, narra di
come gli Ebolitani, partendo dalla rivolta di Masaniello a Napoli,
si ribellarono ai nobili della loro città chiedendo la diminuzione
delle tasse e ottenendo l'abrogazione di alcune prerogative
esclusivamente nobiliari, quali, ad esempio, l'elezione del sindaco. Ma
questo non bastò. Il vento della rivolta scatenò morte e
devastazioni e portò a quello che la tradizione ricorda come
l'eccidio dell'Arco dei tredici. Sullo sfondo di questi fatti,
purtroppo finiti tragicamente, si muovono personaggi realmente
esistiti ed altri frutto di fantasia attraverso i quali si apre uno
spaccato sulle condizioni di vita nel viceregno di Napoli nel l600 e
sul fermento, che esisteva già da allora, intorno al possesso e allo
sfruttamento dei terreni della Piana di Eboli. Il testo presenta una
successione articolata e sempre più incalzante degli avvenimenti,
sino al finale precipitoso ed inesorabile. Le scene si susseguono in
spazi diversi che sfruttano appieno le tre dimensioni. Gli spazi
mantengono separate le classi sociali (nobili e popolo) che
gradualmente cominciano ad interagire fisicamente e spazialmente,
fino al completo capovolgimento dei ruoli e delle posizioni.
La
logica degli opposti è presente in tutta la messinscena: nell'uso
degli spazi (alto ‑ basso; proscenio ‑ fondo), nelle luci, nelle
interpretazioni (tragico ‑ comico), nel linguaggio ( dialetto -
italiano ‑ latino), ma anche nelle generazioni e nelle vicende umane
( Maria, figlia del popolo, ama Cesare, figlio di nobili; Porzia,
figlia non dichiarata di nobili, ama Curzio1
figlio
del popolo, tra i principali protagonisti della rivolta). Chiaro ‑
scuro, gioia ‑ dolore, amore ‑ odio si alternano in queste vicende; gli opposti, esaltati nella messinscena, confluiscono nel
finale‑epilogo, in cui ormai non c'è più distinzione di classe, a
voler ricordare allo spettatore che ciò che si è visto (le forti
contraddizioni) fa parte dell'intera umanità, quindi di ciascuno di
noi. Ancora, infine, un oscuro sguardo in avanti del personaggio
emblematico di Assunta e uno sguardo di speranza negli occhi dei due
giovani amanti. Il futuro non è chiaro, ma dipende da noi, dalla
lezione che sappiamo trarre del nostro passato. La messinscena si
avvale delle musiche dal vivo delle Sette Bocche, gruppo che ha
curato gli arrangiamenti dei canti popolari del Cilento, e di un
brano inedito composto da Angelo Plaitano. |